È stato facile bloccare a primavera la rielezione dei Consigli provinciali, in attesa (lunga...) dell'abolizione costituzionale, ma quello che subito dopo è accaduto alle Province è almeno inquietante. Da aprile, si è solo visto cosa significa lasciar le cose per aria, magari lieti di aver accontentato una protesta. Si sta ancora aspettando il decreto sulle competenze previsto a giugno, ed è già imminente l'elezione del mini Consiglio che sostituirà gli isolati e temerari volontari della transizione attuale. Si viaggia verso l'ignoto, e nel frattempo fa una certa impressione, almeno per un democratico, vedere che la Provincia di Bergamo, risolve in una stanzetta tra pochi intimi problemi urgenti che riguardano un milione di persone, mentre centinaia di dipendenti vivono la straniante esperienza da un lato di responsabilità accresciute e dall'altro di totale insicurezza professionale. C'è qualcosa di simbolico, in questa fase agonizzante di un organismo che è il più antico ente amministrativo del Regno e della Repubblica. A Bergamo, mancano quest'anno da 6 a 10 milioni e le conseguenti decisioni da prendere non sono ordinarie: fermare ad agosto i trasporti nelle Valli? Oppure tagliare gli stipendi dei dipendenti? Oppure ancora decidere, per risparmiare, di lasciare a casa gli studenti il sabato? Eppure sta qui la quintessenza della politica, perchè queste scelte alternative (o cento altre possibili) dipendono da programmi, convinzioni, posizionamenti destra-sinistra, e quant'altro presiede quell'arte umana che, piaccia o no, è la politica. Che, in democrazia, si nutre di confronto, ora chiuso, come l'Aula consiliare di via Tasso, che prende polvere. Ma come si fa a fare scelte politiche senza politici? Quelli di oggi sono delegittimati ma chiamati a svolgere comunque un servizio (gratuito) con pesanti responsabilità, e quelli di domani saranno solo un po' più rappresentativi, ma non scelti direttamente dalle proprie comunità (e Bergamo sa bene quante siano le differenze locali da tutelare, tra Valli, pianura, città). Solo nomine di partito, con i cittadini a far da spettatori. Decidere non è solo un problema nostro. A Parma ci sono in cassa 300 mila euro, la metà di quel che serve solo per l'emergenza neve. A Grosseto non ci sono fondi per le auto della polizia provinciale, che deve controllare l'intera Maremma. A Chieti non c'è un euro per il riscaldamento delle scuole. A Lecco non ci sono soldi per il trasporto dei disabili e a Perugia per la manutenzione dei bacini del Tevere e del Trasimeno. In Lombardia, sembra che Maroni intenda confermare tutte le competenze a tutte le Province, e ai distratti che le pensano come enti inutili bisogna ricordare che le deleghe sono circa 200, oltre a manutenzione di scuole, strade, ambiente, lavoro. Anche i più accaniti sostenitori dell'antipolitica, felici di aver «mandato a casa» 37 consiglieri (che costavano un caffè-anno per ciascun cittadino bergamasco), devono pur chiedersi perchè ci sono tante buche sulle strade, tanti muri scrostati nelle aule, tante opere di piccola e grande viabilità da completare. E nessun Consiglio Provinciale in cui discuterne. A noi sembra davvero che Maramaldo abbia voluto solo sacrificare sull'altare mediatico il fratellino minore Province, che costa 12 miliardi contro i 421 dei palazzi centrali e i ben 120 delle Regioni, che quanto a malefatte non sono seconde a nessuno e davvero non meriterebbero di essere promosse addirittura a serbatoio del nuovo Senato. Auguri sinceri, comunque, a chi da ottobre gestirà una Provincia difficile come quella di Bergamo, caricandosi di responsabilità - non dimentichiamolo - anche penali e civili. Il tutto, senza essere pagato neppure un euro. Così pretende il nuovo corso, secondo principi anche nobili ma forse pericolosi. Per i senatori, almeno, pagheranno Regioni e Comuni. Ma chi pagherà (speriamo non soggetti interessati a ben altro) padri di famiglia, che ci auguriamo «normali», disposti a avventurarsi in una via Tasso in cui l'inquilino Stato non paga l'affitto da anni, ma vuole sul territorio sognanti e idealisti profeti disarmati? ( fonte Eco di Bergamo)
Feed RSS